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Le storie della mala notte

esplorazioni, racconti e visioni per fare sogni inquieti

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A casa della nonna che scrive

Ines viveva in una casa enorme, un palazzo edificato come piccola fortezza già fra il XIV e il XV secolo. Le pareti di quella grande casa racchiudono stanze ben più grandi e storie molto più lunghe di quanto possiamo immaginare di trovare nelle abitazioni comuni. Ma anche Ines non era una persona comune. Viaggiava molto e senza bisogno di nessuno che l’accompagnasse: saltava su un aereo e raggiungeva il nipote lontano, anche se l’età avrebbe suggerito diversamente. La chiamavano nonnina volante, ma nelle sue giornate nel grande palazzo Ines si faceva compagnia scrivendo. Agende, fogli sparsi, lettere… tante, tante parole messe nere su bianco e lasciate su tavoli, credenze e comò a parlare di una lunga vita. Quasi 110 anni. La casa di Ines ha sentito il suo abbandono e ora si sta lasciando andare a sua volta, dopo secoli di storie e di vite. In quella dimora abbandonata aleggia la storia dell’ultima abitante che, come succede spesso, diventa un po’ leggenda, un po’ fantasia.

Altre foto in QUESTO ALBUM

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Sturm und drang

Qui è successo qualcosa di forte, devastante. Qui qualcosa ha distrutto tutto, all’improvviso, come un incantesimo scagliato da un mago impazzito. Per questo motivo, aggirandomi qui, fra mura crollate e statuette spaesate, ho pensato a Dorothy quando ritorna alla città di Smeraldo e la trova stravolta.

 

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fotogramma tratto dal film “Nel fantastico mondo di Oz” del 1985

Forse, come succede nel film, quelle statuine in mezzo all’erba non sono sempre state di pietra, forse prima del disastro erano esserini viventi.

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Forse con questi mobili abbandonati e un tocco di magia, ci potremmo costruire anche noi un trabiccolo volante e andare via.

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Inoltre c’è da dire che la vernice rimasta il colore della città di smeraldo lo ricorda davvero.  Non avete visto il film e ricordate solo il grande classico con Judy Garland? Recuperate quanto prima! “Nel fantastico mondo di Oz” mantiene il tono della favola ma si tinge di tinte cupe, alcune scene riescono anche ad essere disturbanti. La sensazione di trovarsi imbrigliati in un incantesimo un po’ folle pervade anche lo spettatore ed è un po’ ciò che si prova visitando luoghi abbandonati come questo.
Nella realtà questo posto non è stato vittima di una magia cattiva. A guardarlo viene da pensare a uno scenario di guerra, ma non è così. Questa volta è stata la natura che s’è svegliata e ha  deciso di spazzare via questo posto, le sue mura, le statue, i mobili, tutto. Non ha lasciato nulla se non i ricordi e un asciugacapelli appeso.

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Chi si è salvato? Solo chi se ne stava rincantucciato nell’angolo, sul fondo della chiesetta: una madonnina è ancora lì, sopravissuta e riconoscente.

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Ci sono altre foto di questo posto, se vi va le trovate in questo album. Magari lasciate pure qualche commento!

Villa Arzilla

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Avete presente Flora e Cissie? Sicuramente no. Erano due anziane signore protagoniste di una sitcom britannica che trasmettevano nei primi anni ’90, su qualche tv locale. Mingherlina e delicata una, robusta e impetuosa l’altra: le loro avventure si svolgevano in una casa di riposo, fra the e pasticcini, pettegolezzi, piccole cattiverie e tante risate. A volte mi tornano in mente così per caso. Qualche tempo fa, invece, ho ripensato a loro visitando una villa abbandonata.
Era una delle prime giornate di sole dell’anno, dopo aver fatto una bella passeggiata in mezzo al verde raggiungiamo l’edificio: bello, imponente, ma con più di qualche acciacco.

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Non appena girato l’angolo, ci accoglie un soffio: c’è un grosso biacco, lungo, nero e sollevato da terra per parecchi centimetri come a voler far credere di essere chissà che serpente. Stava prendendo il sole e noi l’abbiamo disturbato. Infastidito e risentito ha lasciato perdere le proteste e s’è infilato in una spaccatura.
Noi, invece, varcata la soglia della villa, ci siamo meravigliati della bellezza degli stucchi alle pareti. Ma, chissà perché, ancora prima di vedere il piano superiore e capire che questo posto doveva essere stato anche una sorta di ospizio, mi sono tornate in mente Flora e Cissie. Le ho viste lì sedute, a chiacchierare.

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Salendo le scale si trovano stanzette arredate con letti d’ospedale, ciascuno affiancato dal proprio mobiletto. Ci sono sempre gli stucchi che decorano le pareti, ma ci sono anche tanti, tanti fiori di plastica, ogni mazzo in un vaso, ogni vaso vicino a un letto vuoto. Qui dentro la bellezza e il kitsch vanno a braccetto creando un contrasto strano e forse buffo.

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Cosa si ottiene sommando stucchi antichi e fiori di plastica? Carta da parati come quella che c’era nella casa di riposo di Flora e Cissie. E poi, ipotizzando che in questo posto ci vivessero persone anziane, l’associazione mentale (nella mia mente) è naturale.

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Continuando a salire le scale, i letti e i fiori di plastica spariscono. Resta solo la grande bellezza di quella che un tempo fu una nobile dimora.

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Nonostante tutto però, uscendo da questo luogo a sua volta anziano e morente, resta appiccicata la colorata, polverosa spavalderia di tutti quei fiori che di appassire proprio non ne vogliono sapere.

Le ricerche sulla storia di questa villa e sul suo utilizzo non hanno ancora dato frutti.
Villa Arzilla è un bel nome inventato, preso a prestito da un’altra sitcom, questa volta italiana, che guarda caso parlava sempre di vecchietti ospitati in una villa.

Ci sono altre meravigliose stanze: ecco l’ALBUM COMPLETO

 

La villa contadina

“Noi siamo fittavoli, lavoriamo il terreno tutto intorno, lavoriamo tanto e parliamo poco. La casa? è abbandonata al suo destino, ma un tempo c’eravamo noi. Qui ci vivevamo, sì, pagavamo l’affitto e per noi era casa nostra. Ci stavamo in quattro fratelli con le nostre famiglie, eravamo in 23, abitavamo anche una casettina là fuori che sembra poco più di una baracca.

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Noi questa casa la volevamo comprare, ma i signori dicevano che non si può. Ha un grande valore affettivo, dicevano, è un caro ricordo materno, dicevano, è impossibile separarsene. Così noi ci siamo rimasti fino agli anni ’90, poi a malincuore abbiamo fatto fagotto e ci siamo trasferiti poco più in là. La terra continuiamo a lavorarla come un tempo.

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Lì dentro sono rimasti i nostri ricordi, assieme a un po’ di cianfrusaglie, alle credenze con ancora la bottiglia di vermouth e quella di crema marsala che ci facevamo il vov con le uova e tutto il guscio per tirarci su.

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Che se la tengano quel po’ di roba che abbiamo lasciato, così come hanno voluto tenersi tutto quanto solo per lasciarlo andare in malora. Ora la casa è passata in eredità alle figlie dei vecchi proprietari, sono quattro sorelle e si sa come vanno queste cose: non ci si mette mai d’accordo, le decisioni vengono rimandate, il tempo passa e i muri crollano. Non potevano vendercela per via del valore affettivo, avevano detto, ma a vederla com’è ridotta adesso non dovevano tenerci poi molto.

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Noi invece ci stiamo male anche solo a guardarla, per questo non la guardiamo nemmeno più, teniamo lo sguardo basso sulla terra che veniamo a lavorare e sugli attrezzi e sul volante del trattore.” 

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Ci ha salutati, è saltato sul trattore e ha continuato a fare quello che ha sempre fatto, lavorare. Non abbiamo saputo molto altro su questo posto. Non si sa bene a quale epoca possa risalire, forse la villa è successiva al 1600. C’è una targhetta annerita sulla facciata con qualcosa inciso: qualcuno, ci è stato detto, era passato a fotografarla per cercare di ricavarne informazioni, con quali risultati non si sa. Guardiamo il trattore allontanarsi e ci chiediamo chi mai avesse insonorizzato una stanza intera con le confezioni delle uova per farci una sala prove o una mini discoteca, queste però sono altre storie. Ma a proposito di uova con tutto il loro guscio, vi lasciamo una ricetta per fare il vov…se avete il coraggio provate! Nel frattempo ci sono altre foto su QUESTO ALBUM.

Ecco la ricetta per il LIQUORE VOV ALL’UOVO CON GUSCIO (presa dal blog giallozafferano)

Ingredienti:

  • 6 uova (di campagna o biologiche)
  • 6 limoni grandi
  • 4/5 cucchiai di zucchero
  • 500 gr di marsala secco

Preparazione:

Spremere i limoni e mettere il succo in un contenitore di vetro a chiusura ermetica . Lavare accuratamente le uova e porle nel succo di limone senza muoverle per 4 giorni. Trascorso il tempo indicato, aiutandovi con due cucchiai girare le uova e lasciarle per altri 4 giorni stando attenti a non romperle . Passati i 4 giorni rompete le uova lasciando il guscio, eliminando solo la pellicina bianca, delle uova nel succo di limone e frullare il tutto molto finemente. Aggiungere lo zucchero e il marsala e filtrare in un colino a maglie non fitte e imbottigliare. Conservare in frigorifero.

 

 

 

La villa dell’affresco naif

Grande e appariscente questa villa cattura lo sguardo, ci si volta a guardarla mentre si è diretti altrove e poi, prima di lasciarsela alle spalle, ecco cambiati i programmi della giornata: ci si gira e ci si avvicina.

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L’apparenza, si sa, inganna: gli esterni conservano il loro splendore ma, varcata la soglia, sono l’abbandono e la desolazione a fare gli onori di casa. Gli interni sono una successione di ambienti vasti e vuoti. I soffitti sono la dimora dei piccioni e i pavimenti… beh, sono ricoperti da strati e strati di escrementi. I piccioni spiccano voli improvvisi e disordinati, sbattono ovunque in cerca di un’uscita, fanno quel rumore che accentua il silenzio.

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Resta qualche decorazione qua e là su pareti che, chissà, forse un tempo erano impreziosite da affreschi o arazzi, quadri e librerie traboccanti di volumi. Sì, perché fra i componenti della facoltosa famiglia vissuta qui, ci fu anche un personaggio eclettico che purtroppo, come spesso succede, non è ricordato quanto meriterebbe.

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La vita lo portò a vivere altrove e a intraprendere una brillante carriera politica, ma è stato emozionante varcare quella porta da cui dev’essere passato un sacco di volte, con il cappello in mano. Siamo fra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900, momento storico turbolento in cui l’attivismo o la fede in certi ideali potevano portare a scomode conseguenze. Ma nonostante l’impegno politico e le vicende che lo hanno costretto anche a trasferirsi altrove, il nostro padrone di casa non ha mai perso l’entusiasmo, la curiosità per il mondo che lo circonda e la natura in particolare. Oltre che politico fu naturalista, si interessò di scavi per la ricerca di insediamenti preistorici e fu anche apprezzato divulgatore scientifico. Scrisse una grande quantità di libri: dalle novelle ai testi naturalistici, dalle dissertazioni politiche ai libri di astronomia (confesso che non ho potuto fare a meno di procuramene uno!). Chissà, magari trovava l’ispirazione restando seduto sotto il portico, lasciando vagare lo sguardo oltre le colonne.

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Lasciato il ricordo di questo aristocratico intellettuale a contemplare il mondo e suoi cambiamenti, ci si sorprende nel fare un altro incontro. Salendo le scale quasi non la si vede… bisogna alzare lo sguardo e lei è lì, su un ritaglio di soffitto con una schiera di angioletti che la circonda.

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Una madonnina che calpesta un serpente sorridendo. Il dipinto raffigura “L’immacolata concezione” una scena rappresentata più o meno allo stesso modo in una grande varietà di casi (di seguito alcuni esempi) anche se nel “nostro” caso sorgono delle domande.

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Chi ha realizzato questo affresco e perché? Si trova in un punto non proprio evidente e lo stile è insolito: a giudicarlo così (senza alcuna conoscenza approfondita della storia dell’arte) sembra quasi copiato, realizzato cercando di riproporre la composizione delle figure adottata in altre opere che ripropongono la stessa scena anche se la posa della Santa Vergine appare speculare rispetto a tutte le altre. Chissà, magari la madonnina che ci accoglie sopra le scale, quasi nascosta, è opera di qualche passato inquilino di questa villa con il vezzo della pittura? Oppure questo suo aspetto naif appartiene a uno stile preciso? Perché scegliere proprio l’Immacolata concezione? Forse c’era un particolare legame di devozione della famiglia o forse è la data dell’8 dicembre ad essere significativa per chi viveva qui? Queste domande restano sospese, come il tempo racchiuso qui e in tutti i luoghi abbandonati che tanto amiamo visitare.

Se volete aggirarvi ancora in questa villa, ecco l’ALBUM COMPLETO.

 

Urban Exploration: la villa dell’antiquario

Quante volte l’ho vista da lontano, questa villa. Arroccata sulla cima di una collinetta, nascosta fra le fronde di un giardino che il tempo e l’incuria hanno trasformato in boschetto.
Ha ospitato personaggi illustri in un passato purtroppo lontano.
Chiedendo in giro ho scoperto che l’ultimo proprietario era un facoltoso antiquario. Se vi va, la visitiamo un po’ assieme, cominciando dall’esterno.

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Altre foto dell’esterno dell’edificio in questo ALBUM

La villa dell’antiquario è in realtà un insieme di cinque edifici. Grandi spazi e alti soffitti, che un tempo racchiudevano arredamenti preziosi, ora custodiscono vuoto, ciarpame e silenzio. C’era anche una chiesa: i marmi dell’altare non ci sono più, ma lì appoggiate abbiamo trovato un paio di candele rosse. Forse residui di qualche rito notturno?
Una volta usciti, nei dintorni della villa, abbiamo incontrato una signora che vive lì vicino, portava a spasso il cane e abbiamo fatto due chiacchiere.
I vandali, ci ha detto, hanno distrutto ogni cosa. Venivano anche di notte e si divertivano a buttare tutto dalle finestre. Ora non c’è più molto da buttare o distruggere, restano l’edificio e le sue stanze e una bellezza antica che ancora non se ne va.

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Altre foto degli interni dell’edificio in questo ALBUM

In questa fantastica villa ci si imbatte ora nel diavolo ora nell’acqua santa. Paramenti sacri e statue di madonnine (tutte decapitate), candele rosse e oggetti (rotti) in pregiato vetro di murano. Si dice che l’antiquario facesse su e giù da Venezia, e che da lì portasse a casa un sacco di mercanzia. Si dice anche che avesse un proprio laboratorio e che le statue le costruisse lui stesso: può darsi sia vero dato che accatastati qua e là ci siano vari secchi di colore ormai diventato cemento. Peccato non sia rimasto nulla di integro, ma ci sono altre storie su questo posto, basta indagare e farsele raccontare. Poi vi terrò aggiornati!

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Altre foto di vari oggetti in questo ALBUM

 

 

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