Cerca

Le storie della mala notte

esplorazioni, racconti e visioni per fare sogni inquieti

Categoria

urbex

A casa della nonna che scrive

Ines viveva in una casa enorme, un palazzo edificato come piccola fortezza già fra il XIV e il XV secolo. Le pareti di quella grande casa racchiudono stanze ben più grandi e storie molto più lunghe di quanto possiamo immaginare di trovare nelle abitazioni comuni. Ma anche Ines non era una persona comune. Viaggiava molto e senza bisogno di nessuno che l’accompagnasse: saltava su un aereo e raggiungeva il nipote lontano, anche se l’età avrebbe suggerito diversamente. La chiamavano nonnina volante, ma nelle sue giornate nel grande palazzo Ines si faceva compagnia scrivendo. Agende, fogli sparsi, lettere… tante, tante parole messe nere su bianco e lasciate su tavoli, credenze e comò a parlare di una lunga vita. Quasi 110 anni. La casa di Ines ha sentito il suo abbandono e ora si sta lasciando andare a sua volta, dopo secoli di storie e di vite. In quella dimora abbandonata aleggia la storia dell’ultima abitante che, come succede spesso, diventa un po’ leggenda, un po’ fantasia.

Altre foto in QUESTO ALBUM

90955047_2936507843038959_880756569589940224_n

90999720_2936508953038848_796709565755293696_n

91564179_2936508983038845_2445505733542805504_n

Scuole chiuse

Fa sempre un certo effetto aggirarsi in una scuola quando… non c’è scuola. Può succedere durante le vacanze, per andare ad assistere a uno spettacolo o a una riunione, oppure succede di norma quando è periodo di votazioni e le aule si trasformano in seggi. Immagino capiti a tutti, in questi casi, di sentire il rumore della scuola anche se non c’è. Le risate, il baccano, le sedie che si spostano ce li aggiungiamo noi con i nostri ricordi dei tempi della scuola che poi si somigliano un po’ tutti.

81290395_2733590039997408_1481378789266030592_o

Ci sono anche scuole chiuse per sempre. Alcune trattengono ancora fra le loro mura i fantasmi di quei rumori passati. Altre hanno perso proprio tutto.

79893528_2733617559994656_2057812045188825088_o

Ve le presento: la scuola felice e la scuola vuota.

Provate ad aggirarvi fra le loro aule. Fatelo in silenzio, altrimenti non sentirete nulla.

Siamo i ribelli della montagna

67228558_2435198296503252_2679338596544020480_n

«Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.»

Un covo di ribelli, un luogo di ritrovo dove si scrive la legge dell’avvenir. L’impressione è stata questa, entrando in questa casa.

67316147_2435198053169943_5532366817294548992_n

Si respira la protesta, si sente il chiacchiericcio anarchico della sera e qualche nota di chitarra,  un canto e l’odore di fumo.

67298147_2435198533169895_4902886858385522688_n

Poi se ne sono andati tutti e non si sa il perché. Resta qualche vestito e sopravvivono, nelle pareti, testimonianze di un’arte antica, ancora aggrappata alla roccia.

67512339_2435198483169900_2719396665592119296_n

67249753_2435197999836615_4127449037286670336_n

67524497_2435197816503300_7402965988284563456_n

Altre foto di questo luogo bizzarro si trovano in questo ALBUM

67497328_2435198109836604_8943757734466027520_n

Se ci fosse un film su Alice Nelly…

Lei dipingeva dappertutto, sulle pareti, sui mobili e sugli schermi spenti delle TV. Si firmava Alice Nelly e viveva in una casetta con suo fratello Nellino, senza riscaldamento, senza corrente elettrica.

32116693_1789441304412291_6595170356024049664_n

Quando Alice era in vita ha esposto alcune sue opere da qualche parte, in qualche mostra. Ma non è mai diventata famosa e nel mondo dell’arte il nome Alice Nelly non dice nulla, a nessuno. Ora Alice e Nellino non ci sono più e la loro casetta dipinta è abbandonata alle intemperie. Ma se le cose fossero andate diversamente? Se qualcuno avesse visto l’arte racchiusa nei sorrisi dipinti, nelle scene naif? Se Alice oggi fosse conosciuta come una grande artista? Se qualcuno avesse deciso di trasformare in un film l’incredibile storia della sua vita assieme al fratello Nellino? Magari oggi la conosceremmo tutti, in tutto il mondo, come è successo per Maudie, una pittrice incredibilmente simile ad Alice. Maud Lewis era una pittrice Canadese: anche lei viveva in una piccola casa, anche lei dipingeva ogni cosa. Oggi le sue opere valgono molti soldi e la sua casetta è stata salvata dal deperimento: ora ospita le opere di Maudie e la si può visitare. La sua storia e la sua visione colorata del mondo le trovate in un bel film: Maudie (disponibile su Netflix). _522x755.

Guardatelo e pensate ad Alice mentre lo fate. Io invece faccio un appello a tutti i registi in ascolto: fate un film sulla vita di Alice e Nellino, la storia c’è, è bellissima ed è già un’opera d’arte.

La casa dalle scale azzurre

Era un pomeriggio d’inverno,  faceva freddo e fuori pioveva a dirotto. Era l’occasione ideale per intrufolarsi in una vecchia grande casa diroccata. Fuori il rumore costante della pioggia, dentro quello regolare di goccioline che ticchettavano, battevano, cantando ognuna la sua canzone.

40243254_1947898925233194_4887346910794350592_o
Di luce ce n’era poca, ma quella poca luce che entrava dal tetto, dalla finestra e dalla porta a vetri è riuscita a creare un’atmosfera particolare nel vano scale. Giocando con il bianco e l’azzurro delle pareti, sottolineando i riccioli della ringhiera, ha creato quel piccolo incanto che, chissà perché, su quelle scale mi ha fatto immaginare una sposa, o il fantasma di una sposa.
Di questo posto e della sua storia non è stato possibile conoscere nulla, ma a volte va bene anche così.

Altre foto le trovate a su QUESTO ALBUM

40078448_1947900755233011_5744725552485367808_n

 

Fuori crepe, dentro colori

Visitando questa casa ho ricordato un libro leggendario letto anni fa. Perché leggendario? Perché è uno dei libri più bizzarri che mi siano mai capitati fra le mani e 417pvnqkzxl-_bo1204203200_perché adesso è praticamente introvabile. Il titolo è “Casa di foglie” racconta mille cose e parla anche di una casa che è più grande dentro che fuori. Impossibile? No, e se ci penso bene un posto del genere lo si trovava anche in un fumetto della serie ESP (che nessuno conosce a parte me  credo…).

Questa casa l’hanno cercata, raggiunta, esplorata e fotografata in molti e nessuno può dire che sia più grande dentro che fuori, ma la cosa che diranno tutti è che dentro sembra esplodere. Esplode di colori, pazzia, divertimento, feste, feste, feste.

Sembra di sentire ancora la musica, il baccano. Tutto questo è racchiuso da pareti che all’esterno non lasciano trapelare nulla. Nessuno direbbe mai che quel grande caseggiato dove un tempo abitavano famiglie di contadini, custodisca un altro mondo. Fuori ci sono i mattoni e le crepe, c’è la stalla, la porcilaia e il caseificio. Fuori ci sono le testimonianze di un passato ormai un po’ lontano, fatto di lavoro. Lavoro sotto il sole, campagna sterminata, stalle, odore di latte. Poi tutti se ne sono andati e il posto è rimasto vuoto.

38834098_1914311148591972_4096519899751383040_n

38884782_1914310755258678_1057752365131628544_n

Le case soffrono quando vengono abbandonate, si lasciano andare, si arrendono al tempo, ma questa volta le cose sono andate diversamente, almeno per un breve periodo.

C’era un gruppo di amici, c’era la voglia di far festa. Così, quasi per gioco, in quelle vecchie stanze abbandonate iniziarono le feste,  per poche persone.

38775447_1914309951925425_5766021834289971200_n

Poi si sparse la voce ed esplosero i colori, la musica: a Cà dl’Ostia, così venne chiamato il posto, volevano andarci tutti. Gli anni ’90 erano agli sgoccioli e il 2000 venne accolto con una grande festa: 250 persone erano riunite lì a festeggiare il capodanno.

38771785_1914310241925396_828386839348903936_n

38768541_1914310071925413_8377364041907044352_n

38862693_1914310985258655_1735352935761575936_n

Ora quelle feste speciali, fantastiche, vivono nei ricordi di chi le organizzava e di chi vi prendeva parte. Ne resta però la traccia, impressa nei colori sgargianti delle pareti destinate a crollare.

38776708_1914310165258737_6767805355305992192_n

Altre foto di questo luogo davvero insolito le trovate QUI

Sturm und drang

Qui è successo qualcosa di forte, devastante. Qui qualcosa ha distrutto tutto, all’improvviso, come un incantesimo scagliato da un mago impazzito. Per questo motivo, aggirandomi qui, fra mura crollate e statuette spaesate, ho pensato a Dorothy quando ritorna alla città di Smeraldo e la trova stravolta.

 

ritono a OZ
fotogramma tratto dal film “Nel fantastico mondo di Oz” del 1985

Forse, come succede nel film, quelle statuine in mezzo all’erba non sono sempre state di pietra, forse prima del disastro erano esserini viventi.

37027515_1867974989892255_8618123312767172608_n

Forse con questi mobili abbandonati e un tocco di magia, ci potremmo costruire anche noi un trabiccolo volante e andare via.

36992482_1867974093225678_8710340461090308096_n

Inoltre c’è da dire che la vernice rimasta il colore della città di smeraldo lo ricorda davvero.  Non avete visto il film e ricordate solo il grande classico con Judy Garland? Recuperate quanto prima! “Nel fantastico mondo di Oz” mantiene il tono della favola ma si tinge di tinte cupe, alcune scene riescono anche ad essere disturbanti. La sensazione di trovarsi imbrigliati in un incantesimo un po’ folle pervade anche lo spettatore ed è un po’ ciò che si prova visitando luoghi abbandonati come questo.
Nella realtà questo posto non è stato vittima di una magia cattiva. A guardarlo viene da pensare a uno scenario di guerra, ma non è così. Questa volta è stata la natura che s’è svegliata e ha  deciso di spazzare via questo posto, le sue mura, le statue, i mobili, tutto. Non ha lasciato nulla se non i ricordi e un asciugacapelli appeso.

36950681_1867973089892445_8984380840821653504_n

36998525_1867976956558725_2991265539923378176_n

Chi si è salvato? Solo chi se ne stava rincantucciato nell’angolo, sul fondo della chiesetta: una madonnina è ancora lì, sopravissuta e riconoscente.

36928146_1867973896559031_1430908869088903168_n

Ci sono altre foto di questo posto, se vi va le trovate in questo album. Magari lasciate pure qualche commento!

Villa Arzilla

youreonlyyoungtwice_005-1-640x357

Avete presente Flora e Cissie? Sicuramente no. Erano due anziane signore protagoniste di una sitcom britannica che trasmettevano nei primi anni ’90, su qualche tv locale. Mingherlina e delicata una, robusta e impetuosa l’altra: le loro avventure si svolgevano in una casa di riposo, fra the e pasticcini, pettegolezzi, piccole cattiverie e tante risate. A volte mi tornano in mente così per caso. Qualche tempo fa, invece, ho ripensato a loro visitando una villa abbandonata.
Era una delle prime giornate di sole dell’anno, dopo aver fatto una bella passeggiata in mezzo al verde raggiungiamo l’edificio: bello, imponente, ma con più di qualche acciacco.

33942640_1810504652305956_53187569323606016_n
Non appena girato l’angolo, ci accoglie un soffio: c’è un grosso biacco, lungo, nero e sollevato da terra per parecchi centimetri come a voler far credere di essere chissà che serpente. Stava prendendo il sole e noi l’abbiamo disturbato. Infastidito e risentito ha lasciato perdere le proteste e s’è infilato in una spaccatura.
Noi, invece, varcata la soglia della villa, ci siamo meravigliati della bellezza degli stucchi alle pareti. Ma, chissà perché, ancora prima di vedere il piano superiore e capire che questo posto doveva essere stato anche una sorta di ospizio, mi sono tornate in mente Flora e Cissie. Le ho viste lì sedute, a chiacchierare.

comb

Salendo le scale si trovano stanzette arredate con letti d’ospedale, ciascuno affiancato dal proprio mobiletto. Ci sono sempre gli stucchi che decorano le pareti, ma ci sono anche tanti, tanti fiori di plastica, ogni mazzo in un vaso, ogni vaso vicino a un letto vuoto. Qui dentro la bellezza e il kitsch vanno a braccetto creando un contrasto strano e forse buffo.

33691413_1810512512305170_8079028243363004416_n

33791084_1810505255639229_2248379220126334976_n

Cosa si ottiene sommando stucchi antichi e fiori di plastica? Carta da parati come quella che c’era nella casa di riposo di Flora e Cissie. E poi, ipotizzando che in questo posto ci vivessero persone anziane, l’associazione mentale (nella mia mente) è naturale.

youre_only_young_twice_1977

Continuando a salire le scale, i letti e i fiori di plastica spariscono. Resta solo la grande bellezza di quella che un tempo fu una nobile dimora.

33836570_1810512932305128_6224639069222076416_n

Nonostante tutto però, uscendo da questo luogo a sua volta anziano e morente, resta appiccicata la colorata, polverosa spavalderia di tutti quei fiori che di appassire proprio non ne vogliono sapere.

Le ricerche sulla storia di questa villa e sul suo utilizzo non hanno ancora dato frutti.
Villa Arzilla è un bel nome inventato, preso a prestito da un’altra sitcom, questa volta italiana, che guarda caso parlava sempre di vecchietti ospitati in una villa.

Ci sono altre meravigliose stanze: ecco l’ALBUM COMPLETO

 

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑