Non sono un’appassionata del genere catastrofico, ma in questa categoria c’è un film che da piccola mi ha fatto una grande impressione e che mi soffermo a rivedere affascinata ancora oggi. Si tratta de L’avventura del Poseidon, quello del 1972, da non confondere con sequel e rifacimenti vari.

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Difficile che non vi sia mai capitato di vederlo: mentre a bordo di una gran bella nave da crociera tutti festeggiano e banchettano, all’orizzonte si profila un’onda enorme che si abbatterà sul vascello capovolgendolo. Tutto finisce capovolto ed è una scena drammaticamente meravigliosa, di quelle che viste in tenera età, come è successo a me, ti rimangono scolpite dentro. La sala della festa diventa il primo girone di un inferno sottosopra: i tavolini, che erano fissati al pavimento, ora sono sopra le teste di chi nel frattempo è caduto, rotolato, morto nella fase di rovesciamento.

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Un uomo precipita contro una enorme vetrata dipinta: una comparsa che cade e muore, vetri frantumati, sono pochi fotogrammi sufficienti a racchiudere l’essenza dell’intero film.

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Che il film sia entrato nella memoria condivisa è un dato di fatto…del resto, se la scena viene riproposta pure in un episodio de I Simpson è così per forza!homers_story
Il gruppetto di passeggeri che decidono di raggiungere la sala macchine per cercare la salvezza è quanto di più eterogeneo ci possa essere: persone diverse per età, esperienze, carattere. Nessuno di loro è un eroe, ma al tempo stesso lo sono tutti, ciascuno a modo suo. Qualcuno muore, e a me vien da piangere ogni volta. E ogni volta che, in qualsiasi contesto, mi è capitato di sentir parlare di “sala macchine” un pensiero vola al Poseidon.

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